recensione DITW di Michael Ardaiolo

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recensione DITW di Michael Ardaiolo

Messaggioda cristiana » 30 luglio 2011, 17:29

Con questa recensione trovata sulla pagina Facebook di sylvian, vi saluto e vi auguro buone vacanze. Vado a riposare i tre o quattro neuroni che ancora mi funzionano :D Ciao a tutti

David Sylvian - "Small Metall Gods" (Died in the Wool: Manafon Variations) - By Michael Ardaiolo
David Sylvian del XXI secolo è l’immagine negativa del tardo Scott Walker. Entrambe i musicisti hanno una voce spoglia, con un talento per testi enigmaticamente persistenti. Comunque, laddove Walker sceglie di rinchiudere le sue parti vocali in eruzioni disarmoniche ed ossessionate, Sylvian opta per un minimalismo assoluto. Negli ultimi dischi di Sylvian, la sua voce malinconica si esibisce sui trampoli dell’improvvisazione. Crea lo stesso effetto drammatico degli esperimenti laceranti di Walker ma con una tensione più austera. Voi siete soli con Sylvian. È un confronto faccia a faccia.
Manafon (2009) è caratteristicamente spoglio. C’è tantissimo spazio negativo, pesa su qualsiasi altra cosa. I coincisi contributi di Christian Fennesz, John Tilbury, Evan Parker, Otomo Yoshihide e membri dei Polwechsel (tra gli altri), praticamente combattono il silenzio per essere ascoltati. La voce impercettibilmente melodica e lucida diventa il respiro di ogni brano. Quando tace troppo a lungo, si annaspa per un contatto personale. Un album di variazioni è quasi contro-intuitivo: riempiendo lo spazio negativo, si perde tutto l’effetto. Died in the Wool, comunque, riesce. Dando ad alcuni dei musicisti originari l’opportunità di interagire con il materiale scritto, piuttosto che il contrario, emerge un suono completamente nuovo.
Manafon impressiona, a dispetto della mancanza di musica comprensibile, grazie all’immaginario poetico di Sylvian. È un maestro ed un paziente autore di testi. In Died in the Wool, la musica ha la possibilità di essere empatica con questo immaginario. Il brano che apre Manafon, “Small Metal Gods,” è un esausto appello per l’indipendenza mentale, puntellata da vuoti pizzicati di chitarra ed atmosfere notturne. Prende un significato più esatto con l’accompagnamento del compositore Dai Fujikura. La variazione di Died in the Wool comincia desiderosa, se non speranzosa, grazie alla destrezza estatica degli archi da camera. Quando il testo di Sylvian si fa amaro, altrettanto (“I’ve placed the gods in a zip-lock bag / I’ve put them in a drawer / They’ve refused my prayers for the umpteenth time / So, I’m evening up the score”), fanno gli archi. Disarmonie discendenti danno alla poesia l’asprezza ed il disgusto che la versione originale non riusciva a trasmettere.
Fujikura è predominante nell’album e la sua presenza è irresistibile. Gli archi tornano in “The Last Days of December.” Non circondano o fanno eco ai sentimenti lirici come in “Small Metal Gods,” ma invece lavorano tesi tra la voce melodica e ed il testo cupo. Nel rielaborare “Snow White in Appalachia,”, Fujikura compone un saltellante, palpitante, complesso sfondo per Sylvian. Dà inoltre a “Random Acts of Senseless Violence” lo spaventoso ed imprevedibile accompagnamento che merita. Il testo potente (“The targets hit will be non specific / We’ll roll the numbers, play with chance / All suitable locations and planned in advance / Someone’s back kitchen / Stacked like a factory with improvised devices”) diventa totalmente inquietante.
I produttori Jan Bang ed Erik Honoré in modo simile rielaborano “Emily Dickinson” e “The Greatest Living Englishman” per un ascolto più coinciso ed organico, rottamando lo scenario minimale post-jazz di Manafon per far posto a pezzi di musica da camera del XXI secolo. Aiutano Sylvian a mettere in musica anche due poesie della Dickinson. “I Should Not Dare” spicca per il suo passo relativamente ottimista e melodie calde. Christian Fennesz crea onde sonore alla Jonny Greenwood, mentre Evan Parker dà l’accento finale di luminescenza notturna. “A Certain Slant of Light” è ugualmente accessibile. Alla poesia, molto introspettiva, viene dato uno sfondo molto commovente, di qualità quasi cinematografica.
Sylvian combina tutti questi elementi per il brano che dà il titolo (che arriva troppo presto nella track list). Gli straordinari versi su una donna trovata morta (“The weight of her body impresses the ground / softened by rainfall, soaked right through / the lightening sky and the darkening blue”) sono intrappolati da un irriconoscibile clarinetto di Fujikura. Dei samples di un concerto di Bang ed Honoré forniscono un elemento percussivo imprevedibile. Il suono finale, ancorato dalla voce malinconica di Sylvian, è teso, seduttivo e disturbante. Pochi musicisti potrebbero creare un tale equilibrio, meno che mai due album così seducenti.

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Lapè
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Re: recensione DITW di Michael Ardaiolo

Messaggioda Lapè » 30 luglio 2011, 22:01

mi sembra opinione comune, e pertanto paradossale, che questo disco abbia il potere di creare un effetto "rapporto intimo" fra l'autore e il fruitore.
piaccia o non piaccia, tutti ne hanno la medesima impressione, una specie di "faccia a faccia", voce ad orecchio, parole a cuore, musica all'anima, che è fatto solo di Sylvian e IO, l'IO di chiunque che si intrattiene univocamente , quasi gelosamente, sicuramente in intimità, con questa specie di oracolo, Sylvian, ne soppesa gli effetti e ne discute le risultanti fra sé e sé, ma ad alta voce.
Mi chiedo cosa succederebbe ad un concerto DITW:
una folla (diciamo gruppo, diciamo tot...) di gente che, in spirituale soggettiva, ritrasmette le proprie sensazioni ad uno solo, lui?
Fossi in lui l'idea mi spaventerebbe a morte, o mi gaserebbe da morire.
Buone vacanze :!:
Ps: parto dal presupposto che conoscendo una minimissima parte dei musicisti citati, la mia voleva essere una considerazione di pancia e sicuramente non dottamente tecnica. Sylvian li ha scelti e io mi limito al risultato finale, rendendo gli onori al principale referente. (Ci fosse stato anche Apicella, fra i citati, non mi cambiava niente :-) )
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Re: recensione DITW di Michael Ardaiolo

Messaggioda cristiana » 31 luglio 2011, 10:16

Lapè ha scritto:mi sembra opinione comune, e pertanto paradossale, che questo disco abbia il potere di creare un effetto "rapporto intimo" fra l'autore e il fruitore.


Perché paradossale? A me sembra che questo sia sempre stato "l'effetto Sylvian": ogni suo lavoro crea questo rapporto intimo tra artista ed ascoltatore, è una sua caratteristica. Chiunque poi trae dall'esperienza le proprie emozioni, che possono variare molto da persona a persona, ma questo è l'intento che è sempre stato perseguito, a prescindere dalla forma musicale proposta. Disturba, consola, pacifica, riconnette, deprime o apre le porte ad un mondo sognante ma non lascia mai indifferenti: in questo contesto, Apicella non direi sia proprio il soggetto più appropriato :lol: :lol:
Buone vacanze anche alla tizia, che spero possa trovare qualche momento di serenità fra i guizzi infernali che la circondano. Di cuore.

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Lapè
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Re: recensione DITW di Michael Ardaiolo

Messaggioda Lapè » 31 luglio 2011, 11:13

Ok, esplicitiamo.
So bene che non stiamo parlando di Vasco o del Liga e che Sylvian da sempre suscita tutt'altro che effetto RoxybardaMario.
Hai ragione, non è paradossale disquisire pubblicamente di un rapporto intimo; facciamo ossimorico?
Le opinioni su questo lavoro in particolare, secondo me, da questo punto di vista sono state, appunto, particolarmente entusiastiche e hanno “estorto” commenti alla soglia del confidenziale. Nulla di inconfessabile nella sostanza, per carità, ma nei toni parecchio rilassati e incuranti di essere, o sembrare, micro racconti dell'anima. (almeno finora).

Riferirò alla tizia; conoscendola posso permettermi di anticiparti che, altrettanto di cuore, ti rassisicurerà sulla propria serenità presente e futura; l'Inferno è altro, è vivere prevenuti, è assenza di autentici slanci e incapacità di condivisione.
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Re: recensione DITW di Michael Ardaiolo

Messaggioda krishna blue » 31 luglio 2011, 21:05

cristiana ha scritto:David Sylvian del XXI secolo è l’immagine negativa del tardo Scott Walker

qui non ho mica capito cosa voglia dire

supercazzola o cosa?

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Lapè
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Re: recensione DITW di Michael Ardaiolo

Messaggioda Lapè » 31 luglio 2011, 21:59

io credo che si tratti di un paragone di tipo fotografico quel "negativo", la contrapposizione fra "laddove Walker/eruzioni"/ "Sylvian/minimalismo"
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Re: recensione DITW di Michael Ardaiolo

Messaggioda krishna blue » 31 luglio 2011, 22:08

ah ecco, “è l’immagine in negativo..” o ancor più chiaramente “la fotografia in negativo..” :)
molto bella e approfondita questa recensione

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Re: recensione DITW di Michael Ardaiolo

Messaggioda Slowfire » 7 agosto 2011, 8:14

Lapè ha scritto:mi sembra opinione comune, e pertanto paradossale, che questo disco abbia il potere di creare un effetto "rapporto intimo" fra l'autore e il fruitore.
piaccia o non piaccia, tutti ne hanno la medesima impressione, una specie di "faccia a faccia", voce ad orecchio, parole a cuore, musica all'anima, che è fatto solo di Sylvian e IO, l'IO di chiunque che si intrattiene univocamente , quasi gelosamente, sicuramente in intimità, con questa specie di oracolo, Sylvian, ne soppesa gli effetti e ne discute le risultanti fra sé e sé, ma ad alta voce.
Mi chiedo cosa succederebbe ad un concerto DITW:
una folla (diciamo gruppo, diciamo tot...) di gente che, in spirituale soggettiva, ritrasmette le proprie sensazioni ad uno solo, lui?
Fossi in lui l'idea mi spaventerebbe a morte, o mi gaserebbe da morire.
Buone vacanze :!:
Ps: parto dal presupposto che conoscendo una minimissima parte dei musicisti citati, la mia voleva essere una considerazione di pancia e sicuramente non dottamente tecnica. Sylvian li ha scelti e io mi limito al risultato finale, rendendo gli onori al principale referente. (Ci fosse stato anche Apicella, fra i citati, non mi cambiava niente :-) )

Ok, esplicitiamo.
So bene che non stiamo parlando di Vasco o del Liga e che Sylvian da sempre suscita tutt'altro che effetto RoxybardaMario.
Hai ragione, non è paradossale disquisire pubblicamente di un rapporto intimo; facciamo ossimorico?
Le opinioni su questo lavoro in particolare, secondo me, da questo punto di vista sono state, appunto, particolarmente entusiastiche e hanno “estorto” commenti alla soglia del confidenziale. Nulla di inconfessabile nella sostanza, per carità, ma nei toni parecchio rilassati e incuranti di essere, o sembrare, micro racconti dell'anima. (almeno finora).

Riferirò alla tizia; conoscendola posso permettermi di anticiparti che, altrettanto di cuore, ti rassisicurerà sulla propria serenità presente e futura; l'Inferno è altro, è vivere prevenuti, è assenza di autentici slanci e incapacità di condivisione.


Aah Lapé quando scrivi così je t'aime. Anche la Tizia. Rubo l'ultima frase.
....filled with silence...
and stars...stars....stars....


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